Brasile: chi sono e cosa chiedono i militanti dell’ultradestra di Bolsonaro

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Per Lula sono «fanatici fascisti», «vandali che vogliono distruggere la democrazia», ma al di là della ferma condanna del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, eletto alla fine di ottobre e in carica dal primo gennaio, chi sono e cosa vogliono i sostenitori dell’ex presidente e leader dell’ultradestra populista, Jair Bolsonaro, che a migliaia hanno preso d’assalto il Parlamento, la Corte suprema e il Palazzo presidenziale a Brasilia nella notte di domenica 8 gennaio 2023.

Che cosa chiedono e quali appoggi hanno

Sembrano isolati, senza appoggi politici dopo che lo stesso Bolsonaro è volato a Orlando, in Florida, negli Stati Uniti, a fare compagnia a Donald Trump. Non possono contare, come si è visto fino a qui, sul sostegno dei capi dell’esercito e della polizia, altrimenti la loro azione violenta si sarebbe rapidamente trasformata in un vero golpe. Insistono nell’accusare Lula e la sinistra di avere vinto le elezioni imbrogliando, truccando le schede e il voto elettronico. Nei giorni successivi al voto hanno bloccato le autostrade e gli aeroporti del Paese. Gridano al golpe, mentre assaltano le istituzioni del Paese, e continuano a invocare l’intervento dell’esercito per rimettere Bolsonaro al potere.

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Sono stati il pilastro del movimento populista di destra e della presidenza di Bolsonaro dal 2019 fino all’anno scorso. Hanno avuto, almeno in una prima fase, gli aiuti di molta parte dei grandi imprenditori, oltre che dei media controllati dai maggiori gruppi industriali.

I valori di riferimento dell’estrema destra

Accusano Lula di essere corrotto e di volere distruggere la famiglia tradizionale, affermando che la sinistra intende impiantare il socialismo in Brasile. Seguono ciecamente Bolsonaro, il leader che ha saputo compattare, come mai era accaduto in Brasile, la destra brasiliana, mettendo assieme Boi, biblia e bala , cioè i buoi di allevatori e agricoltori, con la chiesa evangelica, e alcune lobby di peso, tra le quali quella dei militari, dei proiettili. Nel Covid hanno approvato la gestione pessima dell’emergenza sanitaria del governo di Bolsonaro che ha oscillato tra negazionismo e superficialità, mentre la pandemia uccideva 700mila brasiliani e colpiva in modo pesantissimo le attività economiche. Non sono particolarmente sensibili ai temi che riguardano l’ambiente: per molta parte della destra brasiliana l’Amazzonia è un problema, non un’area naturale da proteggere.

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«Bolsonaro è riuscito a mettere assieme la destra come mai era accaduto nel Brasile democratico, e ha potuto contare su un 30% di consensi di base, alla quale si sono aggiunti poi i contrari alla sinistra e a Lula. Ha avuto il sostegno della maggioranza degli elettori di sesso maschile, bianchi, di reddito alto. Mentre possiamo di certo dire che se avessero votato solo le donne e le persone di colore, Bolsonaro avrebbe preso un pugno di voti», afferma Carolina Botelho, analista politica, esperta di flussi elettorali e di diseguaglianze, dell’Università statale di Rio de Janeiro.

Source: ilsole24ore.com