«Noi amiamo la Russia e Wagner». Come si è arrivati al corteo pro-Mosca nella Repubblica centrafricana

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«La Russia è Wagner, noi amiamo la Russia e amiamo Wagner» e «Sostegno alla Cina». Sono due fra gli striscioni apparsi nelle strade di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana (RCA), in una manifestazione di supporto a Mosca e Pechino che ha contato 200 dimostranti. Il corteo arriva quattro giorni dopo l’uccisione di nove lavoratori cinesi in un sito minerario nel centro del paese, un blitz che ha scatenato le ire di Pechino e spinto il presidente cinese Xi Jinping a esigere «punizioni severe», costituendo una commissione d’inchiesta per fare luce sul caso.

La solidarietà dei manifestati era rivolta a entrambi i paesi, ma il tono e le bandiere spuntate pendono soprattutto verso Mosca. Nella marcia sono comparsi diversi tricolori russi, ricalcando una scena già vista in altri paesi africani ritenuti – o dichiaratamente – vicini al Cremlino. Uno degli esempi più freschi è quello del Burkina Faso, reduce da un doppio colpo di Stato militare nel 2022, dove i manifestanti scesi in piazza nell’uno e l’altro colpo di Stato hanno invocato un’alleanza con la Russia per rimpiazzare quella con la Francia. Un auspicio esaudito, visto che le truppe di Parigi hanno abbandonato il paese a fine febbraio, lasciando terreno libero all’ipotesi di un avvicinamento di Ouagadougou al Cremlino per una «collaborazione» analoga a quella avviata dalla giunta militare del Mali. Anche Bamako è passata per due colpi di Stato militari fra 2020 e 2021, in entrambi i casi con l’obiettivo di sradicare l’insorgenze jihadista che incombe nel paese saheliano. Quasi tre anni più tardi, i risultati stanno latitando.

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Il ruolo di Wagner nella «RCA» e le accuse di violenze

Al momento non ci sono prove di un’intesa fra Russia e Burkina Faso, mentre la comparsa di Wagner nella Repubblica Centrafricana è registrata da diverse fonti e risalirebbe ad almeno il 2018. Il pretesto per lo sbarco dei contractors, ufficialmente disconosciuti da Mosca, è un accordo che impegnava Mosca a fornire «formazione militare» al Paese, colmando il vuoto lasciato dall’addio della Francia a un paese martoriato dall’instabilità fin dagli anni ’60 del secolo scorso. Secondo una ricostruzione di Human Right Watch, una Ong statunitense, la presenza di Wagner sarebbe stata confermata dalle stesse autorità governative e si è articolata in una serie di azioni ben più estesa del training militare che ne ha motivato l’approdo nella Rca, sia pure sotto il cappello più generico di un accordo fra Bangui e Mosca.

I mercenari russi, si legge ancora nei report Human Right Watch, «controllano» intere zone del territorio ed esercitano funzioni di sorveglianza sulle miniere d’oro che rappresentano la ricchezza inespressa del paese, oltre a dedicarsi ad attività che potrebbero essere associate di meno al core business di una compagnia privata di mercenari: è il caso della produzione di una birra, la Africa Ti l’Or, identificata dalla testata Jeunes Afrique come uno dei moventi dell’assalto incendiario a uno stabilimento della concorrente Mocaf, di proprietà del gruppo francese Castel. L’attività primaria dei contractors russi, formazione militare e servizi di sicurezza, si è invece attirata una lunga serie di segnalazioni su abusi imputati a soldati «identificati come russi».

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In analogia a quanto successo in Mali, dove i mercenari sarebbero coinvolti anche in stragi di massa, le Ong attribuiscono a Wagner violenze anche a scapito della popolazione civile. In una sua inchiesta a febbraio 2023, il quotidiano francese Le Monde ha riferito di una proposta dell’amministrazione Usa al presidente centrafricano, Faustin-Archange Touadéra, per “barattare” il sostegno militare americano con una rottura dei legami con Wagner. L’accordo tentato dagli Usa, a quanto scrive il quotidiano francese, si sarebbe materializzato per la prima volta in occasione del vertice fra Casa Bianca e leader africani nel dicembre del 2022. Un summit voluto dalla presidenza Biden per ribadire l’interesse degli Stati Uniti nell’Africa susbahariana, presupposto che ha vacillato – con toni diversi – sia negli anni di Trump che in quelli di Obama. A favore di avversari degli Usa con una forza militare e politica più netta a sud del Sahara, a partire dalla Russia.

Source: ilsole24ore.com